Intervista a Fraccasi, l’ingegnere della protesi low cost

PROTESI LOW COST – Swiss Virtual Expo ospita al suo interno uno showroom tutto dedicato EOC, il Centro Ospedaliero Cantonale. Ma il rapporto tra tecnologia, sanità e il primo Metaverso del Canton Ticino non si esaurisce qui. Il team di ated-ICT Ticino ha incontrato Cristian Fracassi, ingegnere e innovatore sociale, che ha ideato una protesi low cost per far camminare bambini e adulti ucraini.

Da Charlotte a Letizia, da una maschera anti Covid a una protesi low cost

Cristian Fracassi, ingegnere italiano e fondatore del Centro di Ricerche bresciano Isinnova, si era già distinto durante l’emergenza Covid-19, quando aveva modificato una maschera da snorkeling per utilizzarla come respiratore nelle terapie intensive. Un’invenzione, battezzata con il nome di Charlotte, che ha permesso di salvare la vita a 180.000 persone.

Infatti, questa particolare maschera per cui ha rinunciato al brevetto è stata utilizzata in 700 ospedali in 72 paesi del mondo, ma è anche esposta nei musei di tutto il mondo, dal MOMA di New York al Victoria and Albert Museum di Londra, passando per l’ADI Design Museum di Milano, città dove è stata anche premiata con il Compasso d’Oro.

Il progetto Letizia, la protesi low cost

“Ma oggi la mia sfida si chiama Letizia – dichiara Fracassi – è una protesi ultra economica, che nasce da una richiesta particolare, ricevuta circa un mese e mezzo fa da InterMed Onlus, un’organizzazione specializzata in attività di cooperazione socio sanitaria, attiva in Ucraina. Mi hanno chiesto aiuto nello sviluppo di protesi ortopediche low cost. Ad oggi sono quasi 3mila i civili ucraini, tra cui molti bambini, che a causa del conflitto con la Russia sono rimasti vittime di esplosioni ed hanno perso un arto indispensabile, come la gamba.

Il problema è che le protesi solitamente hanno prezzi che vanno dai 5mila agli 80mila euro per i modelli utilizzati per esempio dai campioni paraolimpici. Ma parliamo di cifre davvero insostenibili in un’emergenza come quella che si sta fronteggiando in Ucraina e anche in altre zone di conflitto. Diciamo che inizialmente ero un po’ perplesso per la complessità della richiesta, ma visto che amo le sfide, mi sono messo all’opera per studiare un arto artificiale decisamente economico, visto che nella richiesta mi è stato detto che il budget complessivo non doveva superare i 500 euro”.

Cristian, ma come avete fatto con il team del centro di ricerche Isinnova da te fondato a realizzare una protesi low cost ma funzionale?

“L’elemento fondamentale è stato quello di individuare un giusto mix di materiali, che ci ha permesso di contenere le spese. Infatti, prima di iniziare, abbiamo preso contatto con un gruppo di ortopedici bresciani, che ci ha dato le necessarie nozioni di ortopedia, non essendo noi specialisti della materia. A quel punto abbiamo realizzato un primo supporto attraverso la stampa 3D, abbinandolo a tubolari d’alluminio per la parte rigida di ossatura.

Il piede è fatto di poliuretano, materiale altamente resistente all’abrasione e al taglio, perché questo tipo di ausili di consumano molto velocemente, visto che sono utilizzati per sopportare il peso di una persona che cammina. Infine, abbiamo inserito anche altri componenti già disponibili sul mercato, in modo da poterli acquistare a prezzi accessibili, come per esempio le fasciature che vengono usate come tutori da chi si è sottoposto ad un intervento al ginocchio“.

Ma come mai si chiama Letizia questa protesi?

“Terminata la fase ideativa e di progettazione è stato necessario testare il prototipo. E visto che era difficile trovare una persona che la potesse provare, inizialmente ho deciso di sperimentare io stesso la protesi. Un po’ come ha fatto Claudio Bisio nel film “Benvenuti al Sud”, in cui si finge disabile, ho cercato di legare un piede dietro la coscia così da simulare nel modo più realistico possibile i movimenti di una persona che ha subito un’amputazione.

Naturalmente, non ha funzionato e quindi è entrata in scena Letizia, una ragazza trentenne bresciana, che ha perso una gamba quando era bambina e che, provando la nostra protesi ci ha dato qualche consiglio. A quel punto eravamo pronti con la nostra protesi low cost e quando ho chiamato InterMed Onlus ho potuto dire: ce l’abbiamo fatta”.

Quindi adesso quali sono le prossime tappe per far sì che la tua invenzione possa essere utilizzata da chi ne ha bisogno?

“Ad oggi abbiamo ricevuto donazioni per 56 arti, che sono in produzione e che saranno consegnati in Ucraina a inizio dicembre. Ma la sfida non è però ancora vinta, perché bisogna cercare i fondi sufficienti a sostenere questa iniziativa, che non ha scopo di lucro, ma che ha l’obiettivo di tornare a far camminare almeno 3mila persone in Ucraina. Al momento abbiamo trovato i primi finanziatori, tra cui la Banca Valsabbina, una scuola e alcuni privati, ma il cammino è solo all’inizio.

Oltre all’Ucraina, ci sono tante zone di conflitto nel mondo, in cui il nostro prototipo potrebbe essere utile e infatti stiamo ricevendo richieste anche da associazioni attive in Paesi Nord Africani, dove moltissime persone per effetto di mine antiuomo o malattie endemiche fronteggiano situazioni di gravi mutilazioni”.